{"id":205,"date":"2011-02-08T14:07:31","date_gmt":"2011-02-08T13:07:31","guid":{"rendered":"http:\/\/yasamaevet.noblogs.org\/?p=205"},"modified":"2011-02-08T14:07:31","modified_gmt":"2011-02-08T13:07:31","slug":"la-gioia-armata-%e2%80%93-alfredo-m-bonanno-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/yasamaevet.noblogs.org\/?p=205","title":{"rendered":"La gioia armata \u2013 Alfredo M. Bonanno (2)"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\"><em><a href=\"https:\/\/yasamaevet.noblogs.org\/files\/2011\/02\/ips_v_capitalism.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-206\" style=\"margin: 2px;border: 1px solid black\" src=\"https:\/\/yasamaevet.noblogs.org\/files\/2011\/02\/ips_v_capitalism-273x300.jpg\" alt=\"\" width=\"273\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/yasamaevet.noblogs.org\/files\/2011\/02\/ips_v_capitalism-273x300.jpg 273w, https:\/\/yasamaevet.noblogs.org\/files\/2011\/02\/ips_v_capitalism.jpg 516w\" sizes=\"auto, (max-width: 273px) 100vw, 273px\" \/><\/a>Finch\u00e8 prendi il lanciato da te, tutto<\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\"><em>\u00e8 destrezza e risibile vincita; solo<\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\"><em>se tu d&#8217;improvviso diventi chi prende<\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\"><em>la palla che un&#8217;eterna compagna<\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\"><em>di giochi lanci\u00f2 a te, al tuo centro,<\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\"><em>con lo slancio propriamente potuto,<\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\"><em>in uno di quegli archi di grande,<\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\"><em>divina costruzione di ponti: solo allora<\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\"><em>saper prendere \u00e8 forza &#8211; non tua,<\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\"><em>di un mondo (Rilke)<br \/>\n<!--more--><\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\">V<\/span><\/span> <\/strong><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\">Anche lo sfruttato trova il tempo per giocare. Ma il suo gioco non \u00e8 gioia. \u00c8 una liturgia macabra. Un&#8217;attesa della morte. Una sospensione del lavoro usata per scaricare la carica di violenza accumulata nel corso della produzione. Nell&#8217;illusorio mondo della merce, anche il gioco \u00e8 illusorio. Ci si illude di giocare, mentre non si fa altro che ripetere monotonamente i ruoli assegnati dal capitale. Prendendo coscienza dei processi di sfruttamento, la prima cosa cui si pensa \u00e8 la vendetta, l&#8217;ultima la gioia. La liberazione \u00e8 vista come ricomposizione di un equilibrio rotto dalla cattiveria del capitale, non come avvento di un mondo del gioco che si sostituir\u00e0 al mondo del lavoro. \u00c8 la prima fase dell&#8217;attacco contro i padroni. La fase della coscienza immediata. Quello che ci colpisce sono le catene, la frusta, le mura del carcere, le barriere sessuali e razziali. Tutto ci\u00f2 deve cadere. Per questo ci armiamo e per questo colpiamo l&#8217;avversario, il responsabile. Nella notte della ghigliottina si gettano le basi di un nuovo spettacolo, il capitale ricostruisce le sue forze: prima cadono le teste dei padroni, poi quelle dei rivoluzionari. Non \u00e8 possibile fare la rivoluzione solo con la ghigliottina. La vendetta \u00e8 l&#8217;anticamera della guida. Chi vuole vendicarsi ha bisogno di un capo. Un capo che conduca alla vittoria e ristabilisca la giustizia ferita. E chi vuole vendicarsi \u00e8 portato a vendicare un possesso di qualcosa che gli \u00e8 stato tolto. Fino alla suprema astrazione: l&#8217;esproprio del plus-valore.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\"><br \/>\n<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\">Il mondo del futuro deve essere un mondo dove tutti lavorano.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\">Bene! Avremo, in questo modo, imposto la schiavit\u00f9 a tutti, escluso quelli che dovranno farla continuare che, proprio per questo, saranno i nuovi padroni.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\">Vada come vada ma i padroni devono &#8220;pagare&#8221; per le loro colpe.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\">Bene! Avremo, in questo modo, riportato l&#8217;etica cristiana del peccato, della condanna e dell&#8217;espiazione, all&#8217;interno della rivoluzione. A prescindere dei concetti di &#8220;debito&#8221; e di &#8220;pagare&#8221; che sono di chiara derivazione mercantile.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\">Tutto ci\u00f2 fa parte dello spettacolo. Quando non \u00e8 direttamente gestito dal potere, pu\u00f2 essere ripreso con facilit\u00e0. Un capovolgimento dei ruoli recitativi fa parte delle tecniche drammaturgiche. Ad un certo livello dello scontro di classe, pu\u00f2 essere indispensabile attaccare con le armi della vendetta e della punizione. Il moviniento pu\u00f2 non possederne altre. \u00c8, allora, il momento della ghigliottina. Ma i rivoluzionari devono essere coscienti dei limiti di queste armi. Non possono illudersi ed illudere gli altri. Nel quadro paranoico di una macchina razionalizzante, com&#8217;\u00e8 il capitale, anche il concetto di rivoluzione della vendetta, pu\u00f2 entrare a far parte del continuo modificarsi dello spettacolo. Il movimento apparente della produzione si svolge sotto la benedizione della scienza economica, ma si basa in realt\u00e0 sull&#8217;antropologia illusoria della separazione dei compiti. Non c&#8217;\u00e8 gioia nel lavoro. Nemmeno nel lavoro autogestito. La rivoluzione non pu\u00f2 rinchiudersi in una modificazione dell&#8217;organizzazione del lavoro. Soltanto in ci\u00f2. Non c&#8217;\u00e8 gioia nel sacrificio, nella morte, nella vendetta. Cos\u00ec come non c&#8217;\u00e8 gioia nel contarsi. L&#8217;aritmetica \u00e8 la negazione della gioia. Chi vuole vivere non produce la morte. L&#8217;accettazione transitoria della ghigliottina conduce alla sua istituzionalizzazione. Ma, nello stesso tempo, chi ama la vita non abbraccia il suo sfruttatore. In caso contrario, odierebbe la vita e amerebbe il sacrificio, la punizione di se stesso, il lavoro, la morte. All&#8217;interno del cimitero del lavoro, secoli di sfruttamento hanno accumulato una montagna della vendetta. Su questa montagna siedono impassibili i capi del movimento rivoluzionario. Studiano il modo migliore di mettere a profitto la montagna. La carica di violenza vendicatrice deve essere indirizzata verso interessi della nuova casta di potere. Simboli e bandiere. Parole d&#8217;ordine e analisi complicate. L&#8217;apparato ideologico si dispone a fare quanto necessario. L&#8217;etica del lavoro rende possibile la strumentalizzazione. Chi ama il lavoro vuole impadronirsi dei mezzi di produzione, non vuole che si vada avanti alla cieca. Sa, per esperienza, che i padroni hanno avuto dalla loro una potente organizzazione per rendere possibile lo sfruttamento. Pensa che solo un&#8217;organizzazione altrettanto potente e perfetta, render\u00e0 possibile la liberazione. Che si faccia tutto il possibile ma che si salvi la crescita produttiva. Quale immenso inganno. L&#8217;etica del lavoro \u00e8 l&#8217;etica cristiana del sacrificio, l&#8217;etica dei padroni, in base alla quale gli eccidi della storia si sono susseguiti con preoccupante metodicit\u00e0. Questa gente non riesce a pensare che si pu\u00f2 non produrre plus-valore, che pur potendolo produrre ci si pu\u00f2 rifiutare di farlo. Che si pu\u00f2 affermare, contro il lavoro, una volont\u00e0 non-produttiva, capace di lottare non solo contro le strutture economiche dei padroni, ma anche contro quelle ideologiche, che attraversano tutto il pensiero occidentale. E&#8217; indispensabile capire che l&#8217;etica del lavoro costituisce anche la base del progetto rivoluzionario quantitativo. Non avrebbe senso un discorso contro il lavoro fatto dalle organizzazioni rivoluzionarie all&#8217;interno della loro logica della crescita quantitativa. L&#8217;estetica della gioia, sostituendosi all&#8217;etica del lavoro non impedisce la vita, come tanti preoccupati compagni affermano. Alla domanda: Che cosa mangeremo? si pu\u00f2 rispondere, con tutta tranquillit\u00e0: quello che produrremo. Solo che la produzione non sar\u00e0 pi\u00f9 la dimensione in cui l&#8217;uomo si autodetermina, trasferendosi questa nella sfera del gioco e della gioia. Si potr\u00e0 produrre, non come qualcosa di separato dalla natura, che una volta realizzato, si ricongiunge a quest&#8217;ultima. Ma come qualcosa che \u00e8 la natura stessa. Per cui l&#8217;arresto della produzione sar\u00e0 possibile in ogni momento, quando se ne avr\u00e0 abbastanza. Solo la gioia sar\u00e0 inarrestabile. Una forza ignota alle larve civilizzate che popolano la nostra epoca. Una forza che moltiplicher\u00e0 per mille l&#8217;impulso creativo della rivoluzione. La ricchezza sociale del mondo comunista non si misura dall&#8217;accumulazione del plus-valore, anche se quest&#8217;ultimo risulta gestito da una minoranza che si chiama partito del proletariato. Questa situazione riproduce il potere, negando il fondamento stesso dell&#8217;anarchia. La ricchezza sociale comunista \u00e8 data dalla potenzialit\u00e0 di vita che si realizza dopo la rivoluzione. All&#8217;accumulazione capitalista deve sostituirsi non un&#8217;accumulazione quantitativa (anche se gestita da un partito) ma un&#8217;accumulazione qualitativa. La rivoluzione della vita si sostituisce alla semplice rivoluzione economica. La potenzialit\u00e0 produttiva alla produzione cristallizzata. La gioia allo spettacolo. La negazione del mercato spettacolare dell&#8217;illusione capitalista, imporr\u00e0 un altro tipo di scambio. Dallo scambio fittizio quantitativo allo scambio reale qualitativo. La circolazione non si baser\u00e0 sugli oggetti, e quindi sulla loro reificazione illusionistica, ma sul senso che gli oggetti avranno per la vita. E un senso &#8220;per la vita&#8221; deve essere un senso di vita e non un senso di morte. Questi oggetti saranno, quindi, limitati al momento preciso in cui vengono scambiati ed avranno un significato sempre diverso a seconda delle situazioni che determineranno lo scambio. Uno stesso oggetto potr\u00e0 avere &#8220;valori&#8221; profondamente diversi. Sar\u00e0 personificato. Estraneo alla produzione cos\u00ec come la conosciamo nella dimensione del capitale. Lo stesso scambio avr\u00e0 un senso se visto attraverso il rifiuto della produzione illimitata. Non esiste il lavoro liberato. Non esiste il lavoro integrato (manuale-intellettuale). Quello che esiste \u00e8 la divisione del lavoro e la vendita della forza lavoro, cio\u00e8 il mondo capitalista della produzione. La rivoluzione sar\u00e0 sempre e soltanto negazione del lavoro, affermazione della gioia. Ogni tentativo di imporre l&#8217;idea di un lavoro &#8220;solo lavoro&#8221;, senza sfruttamento, di un lavoro &#8220;autogestito&#8221;, di un lavoro in cui lo sfruttato si riappropria della totalit\u00e0 del processo produttivo, \u00e8 una mistificazione. Il concetto di autogestione della produzione resta valido solo come schema di lotta contro il capitale, difatti non pu\u00f2 separarsi dal concetto di autogestione della lotta. Spenta la lotta, l&#8217;autogestione non \u00e8 altro che autogestione del proprio sfruttamento. Realizzata vittoriosamente la lotta, l&#8217;autogestione della produzione diventa superflua, perch\u00e8 dopo la rivoluzione, \u00e8 superflua e controrivoluzionaria l&#8217;organizzazione della produzione.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\"><em>Finch\u00e8 prendi il lanciato da te, tutto<\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\"><em>\u00e8 destrezza e risibile vincita; solo<\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\"><em>se tu d&#8217;improvviso diventi chi prende<\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\"><em>la palla che un&#8217;eterna compagna<\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\"><em>di giochi lanci\u00f2 a te, al tuo centro,<\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\"><em>con lo slancio propriamente potuto,<\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\"><em>in uno di quegli archi di grande,<\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\"><em>divina costruzione di ponti: solo allora<\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\"><em>saper prendere \u00e8 forza &#8211; non tua,<\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\"><em>di un mondo (Rilke)<\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\"><em><br \/>\n<\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\"><strong>VI<\/strong><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\">Tutti noi crediamo di avere esperienza della gioia. Almeno una volta, ognuno di noi, ha creduto di gioire nella propria vita. Solo che questa esperienza della gioia ha sempre una forma passiva. Ci accade di gioire. Non possiamo &#8220;volere&#8221; la nostra gioia, come non possiamo obbligare la gioia a ripresentarsi. Tutto ci\u00f2, questa separazione tra noi e la gioia, dipende dal nostro essere &#8220;separati&#8221; da noi stessi, tagliati in due dal processo di sfruttamento. Lavoriamo tutto l&#8217;anno per avere la &#8220;gioia&#8221; delle vacanze. Quando queste arrivano ci sentiamo in &#8220;obbligo&#8221; di &#8220;gioire&#8221; del fatto di essere in vacanza. \u00c8 una tortura come un&#8217;altra. Lo stesso per la domenica. Un giorno allucinante. La rarefazione dell&#8217;illusione del tempo libero ci fa vedere la vacuit\u00e0 dello spettacolo mercantile in cui viviamo. Lo stesso sguardo assente fissa il bicchiere semivuoto, la televisione, la partita di calcio, la fiala di eroina, lo schermo dei cinema, le lunghe fila delle automobili,<sub> <\/sub>le luci pubblicitarie, le villette prefabbricate che hanno finito di uccidere il paesaggio. Cercare la &#8220;gioia&#8221; nel fondo di una delle diverse &#8220;recite&#8221; dello spettacolo capitalista \u00e8 pura follia. \u00c8 proprio quello che vuole il capitale. L&#8217;esperienza del tempo libero, programmato dai nostri sfruttatori, \u00e8 letale. Fa desiderare il lavoro. Alla vita apparente si finisce per preferire la morte sicura. Nessuna gioia reale pu\u00f2 venirci dal meccanismo razionale dello sfruttamento capitalista. La gioia non ha regole fisse che possano catalogarla. Anche se dobbiamo poter volere la nostra gioia. Altrimenti siamo perduti. La ricerca della gioia \u00e8, quindi, un&#8217;azione della volont\u00e0. Una ferma negazione delle condizioni fissate dal capitale, cio\u00e8 dei suoi valori. La prima di queste negazioni \u00e8 quella del valore del lavoro. La ricerca della gioia pu\u00f2 avvenire solo attraverso la ricerca del gioco. In questo modo il gioco assume un significato diverso da quello che siamo soliti dargli nella dimensione del capitale. Il gioco che si contrappone, come ozio sereno, alle responsabilit\u00e0 della vita, \u00e8 un immagine falsa e distorta della vera realt\u00e0 del gioco. Nella realt\u00e0 di lotta contro il capitale, allo stadio attuale dello scontro e delle relative contraddizioni, il gioco non \u00e8 un &#8220;trastullo&#8221;, ma \u00e8 un&#8217;arma di lotta. Per una strana ironia, la parti si capovolgono. Se la vita \u00e8 una cosa seria, la morte \u00e8 un&#8217;illusione, in quanto finch\u00e9 viviamo la morte non esiste. Ora, il regno della morte, cio\u00e8 il regno del capitale, che nega la nostra esistenza di uomini, riducendoci a &#8220;cose&#8221;, \u00e8 &#8220;apparentemente&#8221; serissimo, metodico, disciplinato. Ma il suo parossismo possessivo, il suo continuo rigorismo etico, la sua mania del &#8220;fare&#8221;, nascondono una grande illusione: la vuotaggine dello spettacolo mercantile, l&#8217;inutilit\u00e0 dell&#8217;accumulazione indefinita, l&#8217;assurdit\u00e0 dello sfruttamento. Quindi, la pi\u00f9 grande seriet\u00e0 del mondo del lavoro e della produttivit\u00e0, nasconde la pi\u00f9 grande mancanza di seriet\u00e0. Al contrario, la negazione di questo mondo ottuso, la ricerca della gioia, del sogno, dell&#8217;utopia, nella sua dichiarata &#8220;mancanza di seriet\u00e0&#8221;, nasconde la pi\u00f9 grande seriet\u00e0 della vita: la negazione della morte. Anche da questa parte della barriera, nello scontro fisico col capitale, il gioco pu\u00f2 assumere forme diverse. Molte cose possono essere fatte &#8220;per gioco&#8221;. Molte cose che solitamente facciamo con &#8220;seriet\u00e0&#8221;, portandoci dietro la nostra maschera di morte, quella prestataci dal capitale. Il gioco \u00e8 caratterizzato da un impulso vitale, sempre nuovo, sempre in movimento. Agendo come se giocassimo, inseriamo quest&#8217;impulso nelle nostre azioni. Ci liberiamo dalla morte. Il gioco ci fa sentire vivi. Ci d\u00e0 l&#8217;emozione della vita. Nell&#8217;altro modello dell&#8217;agire, assumiamo tutto come un compito, come qualcosa che &#8220;dobbiamo&#8221;, come un obbligo. In quest&#8217;emozione sempre nuova, esatto rovescio dell&#8217;alienazione e della pazzia del capitale, possiamo identificare la gioia. Nella gioia risiede la possibilit\u00e0 della frattura col vecchio mondo e l&#8217;identificazione di scopi nuovi, di bisogni e valori differenti. Anche se la gioia, in se stessa, non pu\u00f2 considerarsi lo scopo dell&#8217;uomo, \u00e8 senz&#8217;altro la dimensione privilegiata, volontariamente identificata, che rende diverso lo scontro col capitale.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\"><em>La vita \u00e8 cos\u00ec noiosa che non c&#8217;\u00e8<\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\"><em>nient&#8217;altro da fare che spendere tutto<\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\"><em>il nostro salario sull&#8217;ultimo vestito<\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\"><em>o sull&#8217;ultima camicia.<\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\"><em>Fratelli e sorelle, quali sono i vostri<\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\"><em>veri desideri? Sedersi in un Drugstore,<\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\"><em>con lo sguardo perduto<\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\"><em>nel nulla, annoiato, bevendo un caff\u00e8 senza sapore?<\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\"><em>Oppure, forse<\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\"><em>FARLO SALTARE O BRUCIARLO.<\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\"><em>The Angry Brigade<\/em> <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\"><strong>VII<\/strong> <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\">Il grande spettacolo del capitale ci ha tutti messi dentro, fino al collo. A turno, attori e spettatori. Invertiamo le parti, ora guardando a bocca aperta, ora facendoci guardare dagli altri. All&#8217;interno della carrozza di cristallo ci siamo entrati tutti, pur sapendo che si trattava di una zucca. L&#8217;illusione della fata ha ingannato la nostra coscienza critica. Adesso dobbiamo stare al gioco. Almeno fino a mezzanotte. Miseria e fame sono ancora gli elementi propulsivi della rivoluzione. Ma il capitale sta allargando lo spettacolo. Intende fare entrare in scena nuovi attori. Il pi\u00f9 grande spettacolo del mondo ci sbalordir\u00e0. Sempre pi\u00f9 difficile e sempre meglio organizzato. Nuovi pagliacci si apprestano a salire sulle tribune. Nuove fiere verranno addomesticate. I sostenitori del quantitativo, gli amanti dell&#8217;aritmetica, entreranno per primi e resteranno abbagliati dalle luci delle prime file. Si porteranno dietro le masse del bisogno e le ideologie del riscatto. Ma quello che non potranno eliminare sar\u00e0 la loro seriet\u00e0. Il pi\u00f9 grande pericolo cui andranno incontro sar\u00e0 una risata. La gioia \u00e8 mortale all&#8217;interno dello spettacolo del capitale. Tutto, qui, \u00e8 tetro e funebre, tutto \u00e8 serio e composto, tutto \u00e8 razionale e programmato, proprio perch\u00e8 tutto \u00e8 falso ed illusorio. Oltre la crisi, oltre le contraddizioni del sottosviluppo, oltre la miseria e la fame, il capitale dovr\u00e0 sostenere l&#8217;ultima battaglia, quella decisiva, con la noia. Anche il movimento rivoluzionario dovr\u00e0 sostenere le sue battaglie. Non solo quelle tradizionali contro il capitale. Ma anche di nuove, contro se stesso. La noia lo attacca dal di dentro, lo incrina, lo rende asfissiante, inabitabile. Lasciamo gli amanti degli spettacoli del capitale. Quelli che sono d&#8217;accordo fino in fondo a recitare la propria parte. Costoro pensano che le riforme possano realmente modificare le cose. Ma questo pensiero \u00e8 pi\u00f9 una copertura che altro. Sanno troppo bene che il cambiar delle parti \u00e8 una delle regole del sistema. Aggiustando le cose un poco alla volta, si ottiene il risultato di tornare utili al capitale. Poi c&#8217;\u00e8 il movimento rivoluzionario dove non mancano quelli che attaccano a parole il potere del capitale. Costoro fanno una grande confusione, ricorrono a grosse frasi ma non impressionano pi\u00f9 nessuno, tanto meno il capitale. Quest&#8217;ultimo li usa, sornione, per le parti pi\u00f9 difficili del suo spettacolo. Nei momenti in cui occorre un solista, fa avanzare sulla scena uno di questi personaggi. Il risultato \u00e8 accorante. La verit\u00e0 \u00e8 che bisogna spaccare il meccanismo spettacolare della merce, entrando nel dominio del capitale, nel centro di coordinamento, nel nucleo stesso della produzione. Pensate che meravigliosa esplosione di gioia, che grande salto creativo in avanti, che straordinario scopo &#8220;privo di scopo&#8221;. Solo che entrare gioiosamente, con i simboli della vita, all&#8217;interno del meccanismo del capitale, \u00e8 molto difficile. La lotta armata, spesso, \u00e8 simbolo di morte. Non perch\u00e8 dona la morte ai padroni e ai loro servitori, ma perch\u00e8 pretende imporre le strutture del dominio della morte. Diversamente concepita, essa sarebbe veramente la gioia in azione, quando fosse capace di spezzare le condizioni strutturali imposte dallo stesso spettacolo mercantile, come, ad esempio, il partito militare,<sub> <\/sub>la conquista del potere, l&#8217;avanguardia. Ecco l&#8217;altro nemico del movimento rivoluzionario. L&#8217;incomprensione. La chiusura davanti alle nuove condizioni del conflitto. La pretesa di imporre i modelli del passato, ormai entrati a far parte della gestione spettacolare della merce. Il disconoscimento della nuova realt\u00e0 rivoluzionaria, alimenta un disconoscimento teorico e strategico delle capacit\u00e0 rivoluzionarie del movimento stesso. E non importa affermare che ci sono nemici tanto vicini da rendere necessario un intervento immediato, al di l\u00e0 delle precisazioni interne di carattere teorico. Tutto ci\u00f2 nasconde la capacit\u00e0 di affrontare la realt\u00e0 nuova del movimento, l&#8217;incapacit\u00e0 di superare errori del passato che hanno gravi conseguenze nel presente. E questa chiusura alimenta ogni tipo di illusione politica razionalista. Le categorie della vendetta, della guida, del partito, dell&#8217;avanguardia, della crescita quantitativa, hanno un senso solo nella dimensione della nostra societ\u00e0, ed \u00e8 un senso che favorisce la perpetuazione del potere. Ponendosi dal punto di vista rivoluzionario, cio\u00e8 dell&#8217;eliminazione totale e definitiva del potere, queste categorie cessano di avere un senso. Muovendoci nel non-luogo dell&#8217;utopia, nel capovolgimento dell&#8217;etica del lavoro, nel qui e subito della gioia realizzata, ci troviamo all&#8217;interno di una struttura del movimento che \u00e8 ben lontana dalle forme storiche della sua organizzazione. Questa struttura si modifica continuamente, sfuggendo ad ogni tentativo di cristallizzazione. La sua caratteristica \u00e8 l&#8217;autorganizzazione dei produttori, sul posto di lavoro, e la contemporanea autorganizzazione delle forme di lotta per il rifiuto del lavoro. Non impadronimento dei mezzi di produzione, attraverso le organizzazioni storiche, ma rifiuto della produzione attraverso la spinta di strutture organizzative che si modificano continuamente. Lo stesso avviene nella realt\u00e0 non garantita. Le strutture emergono sulla base dell&#8217;autorganizzazione, stimolate dalla fuga dalla noia e dall&#8217;alienazione. L&#8217;inserimento di uno scopo programmato ed imposto da un&#8217;organizzazione nata e voluta al di fuori di queste strutture, significa l&#8217;uccisione del movimento, il ripristino dello spettacolo mercantile. La maggior parte di noi \u00e8 legata a questa visione dell&#8217;organizzazione rivoluzionaria. Anche gli anarchici, pur rifiutando la gestione autoritaria dell&#8217;organizzazione, non recedono dal riconoscere validit\u00e0 alle loro formazioni storiche. Su queste basi, tutti riconosciamo che la realt\u00e0 contraddittoria del capitale, pu\u00f2 essere attaccata con simili mezzi. Lo facciamo perch\u00e8 siamo convinti che questi mezzi sono legittimi, emergendo dallo stesso terreno dello scontro del capitale. Non ammettiamo che qualcuno non la pensi come noi. La nostra teoria si identifica nella pratica e nella strategia delle nostre organizzazioni. Molte differenze ci sono tra noi e gli autoritari. Ma queste cadono davanti alla comune fede nell&#8217;organizzazione storica. Si arriver\u00e0 all&#8217;anarchia attraverso l&#8217;opera di queste organizzazioni (le differenze &#8211; sostanziali &#8211; sorgono solo sul punto della metodologia di avvicinamento). Ma questa fede sta ad indicare una cosa molto importante: la pretesa di tutta la nostra cultura razionalista, di spiegarsi il movimento della realt\u00e0, e di spiegarselo in modo progressivo. Questa cultura si basa sul presupposto della irreversibilit\u00e0 della storia e sulla capacit\u00e0 analitica della scienza. Tutto ci\u00f2 ci consente di considerare il momento presente, come il confluire di tutti gli sforzi del passato, come il punto pi\u00f9 alto della lotta contro il potere delle tenebre (lo sfruttamento del capitale). Cos\u00ec, noi saremmo, in modo assoluto, pi\u00f9 avanzati dei nostri progenitori, capaci di elaborare e gestire una teoria e una strategia organizzativa che \u00e8 il risultato della somma di tutte le esperienze passate. Tutti coloro che rigettano questa interpretazione, si trovano automaticamente fuori della realt\u00e0, essendo questa, per definizione, la stessa cosa della storia, del progresso, e della scienza. Chi rifiuta \u00e8 antistorico, antiprogressista e antiscientifico. Condanne senza appello. Forti di questa corazza ideologica ci rechiamo nelle piazze. Qui ci scontriamo con una realt\u00e0 di lotta strutturata in modo diverso. Queste strutture agiscono sulla base di stimoli che non rientrano nel quadro delle nostre analisi. Un bel mattino, nel corso di una manifestazione pacifica, ed autorizzata dalla questura, quando i poliziotti cominciano a sparare, la struttura reagisce, anche i compagni sparano, i poliziotti cadono. Anatema! La manifestazione era pacifica. Essendo scaduta nella guerriglia spicciola, deve esserci stata una provocazione. Nulla pu\u00f2 uscire dal quadro perfetto della nostra organizzazione ideologica<sub> <\/sub>in quanto questa non \u00e8 &#8220;una parte&#8221; della realt\u00e0, ma \u00e8 &#8220;tutta&#8221; la realt\u00e0. Al di l\u00e0: la pazzia e la provocazione. Si distruggono alcuni supermarket, alcuni negozi, si saccheggiano magazzini di alimentari e armerie, si bruciano vetture di grossa cilindrata. E&#8217; un attacco allo spettacolo mercantile, nelle sue forme pi\u00f9 appariscenti. Le strutture emergenti si dispongono in quella direzione. Prendono forma improvvisamente, con un minimo indispensabile di orientamento strategico preventivo. Senza fronzoli, senza lunghe premesse analitiche, senza complesse teorie di sostegno. Attaccano. I compagni si identificano in queste strutture. Rigettano le organizzazioni dell&#8217;equilibrio del potere, dell&#8217;attesa, della morte. La loro azione \u00e8 una critica concreta della posizione attendista e suicida di queste organizzazioni. Anatema! Deve esserci stata una provocazione. Ci si stacca dai moduli tradizionali del &#8220;fare&#8221; politica. Si incide fortemente e criticamente sul movimento stesso. Si usano le armi dell&#8217;ironia. Non nel chiuso dello studio di uno scrittore. Ma in massa, per le strade. Si coinvolgono nello stesso genere di difficolt\u00e0, non solo i servi dei padroni, quelli ormai riconosciuti a livello ufficiale, ma anche le guide rivoluzionarie del lontano e del recente passato. Si mette in crisi in crisi la struttura mentale del capetto e del leader del gruppo. Anatema! La critica \u00e8 legittima solo contro i padroni , e secondo le regole fissate dalla tradizione storica della lotta di classe. Chi esce fuori del seminato \u00e8 un provocatore. Ci si nausea delle riunioni, delle letture dei classici, delle inutili manifestazioni, delle discussioni teoriche che spaccano il cappello in quattro, delle distinzioni all&#8217;infinito, della monotonia e dello squallore di certe analisi politiche. A tutto ci\u00f2 si preferisce far l&#8217;amore, fumare, ascoltare la musica, camminare, dormire, ridere, giocare, uccidere i poliziotti, spezzare le gambe ai giornalisti, giustiziare i magistrati, far saltare per aria le caserme dei carabinieri. Anatema! La lotta \u00e8 legittima solo quando \u00e8 comprensibile per i capi della rivoluzione. In caso contrario, essendoci il rischio che quest&#8217;ultimi si lascino scappare di mano la situazione, deve esserci stata una provocazione. Sbrigati compagno, spara subito sul poliziotto, sul magistrato, sul padrone, prima che una nuova polizia te lo impedisca. Sbrigati a dire di no prima che una nuova repressione ti convinca che il dire di no \u00e8 insensato e pazzesco e che \u00e8 giusto che accetti l&#8217;ospitalit\u00e0 dei manicomi. Sbrigati ad attaccare il capitale, prima che una nuova ideologia te lo renda sacro. Sbrigati a rifiutare il lavoro, prima che qualche nuovo sofista ti dica, ancora una volta, che &#8220;lavoro rende liberi&#8221;. Sbrigati a giocare. Sbrigati ad armarti.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\"><em>Non ci sar\u00e0 pi\u00f9 Rivoluzione fin quando<\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\"><em>i Cosacchi non discenderanno (Coeurderoy)<\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\"><strong>VIII<\/strong><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\">Il gioco all&#8217;interno della logica del capitale \u00e8 anch&#8217;esso enigmatico e contraddittorio. Il capitale lo usa come uno dei componenti dello spettacolo mercantile. Qui, acquista un&#8217;ambiguit\u00e0 che da per se stesso non possiede. Una ambiguit\u00e0 che gli viene dalla struttura illusoria della produzione capitalista. Il gioco diventa, in questo modo, la sospensione della produzione, la parentesi di &#8220;tranquillit\u00e0&#8221; nella vita di tutti i giorni. Esiste, cos\u00ec, una programmazione del gioco e una sua utilizzazione scenica. Fuori del dominio del capitale, il gioco \u00e8 armoniosamente strutturato dal proprio stesso slancio creativo. Non \u00e8 legato a questa o a quella rappresentazione voluta dalle forze della produzione, ma si sviluppa autonomamente. Solo in questa realt\u00e0 il gioco \u00e8 lieto, d\u00e0 gioia. Non &#8220;sospende&#8221; la tristezza della lacerazione causata dallo sfruttamento, al contrario, la realizza fino in fondo, la rende compartecipe della realt\u00e0 della vita, che, cos\u00ec, si contrappone a quegli accorgimenti posti in atto dalla realt\u00e0 della morte anche attraverso il gioco per rendere meno triste la tristezza. I distruttori della realt\u00e0 della morte, lottano contro il mitico regno dell&#8217;illusione capitalista, il regno che aspirando all&#8217;eternit\u00e0 si rotola nella polvere del contingente. La gioia della distruzione emerge dal gioco dell&#8217;azione distruttiva, dal riconoscimento della profonda tragedia che questa sottointende, dalla consapevolezza della forza dell&#8217;entusiasmo che riesce ad abbattere la ragnatela della morte. Non \u00e8 una contrapposizione di orrore ad orrore, di tragedia a tragedia, di morte a morte. Ma una contrapposizione tra gioia e orrore, tra gioia e tragedia, tra gioia e morte. Uccidendo il poliziotto, non ci si veste della toga del giudice, affrettandosi a pulirla del sangue delle precedenti condanne. I tribunali e le sentenze sono sempre parte dello spettacolo del capitale, anche quando i rivoluzionari vi recitano la propria parte. Uccidendo un poliziotto, non si pesano le sue responsabilit\u00e0, non si aritmetizza lo scontro di classe. Non ci si programma una visione del rapporto tra movimento rivoluzionario e sfruttatori. Si risponde, sul piano immediato, ad un&#8217;esigenza che si \u00e8 venuta a strutturare all&#8217;interno del movimento rivoluzionario, un&#8217;esigenza che tutte le analisi e tutte le giustificazioni di questo mondo, da sole, non avrebbero mai potuto imporre. Questa esigenza \u00e8 l&#8217;attacco del nemico, dello sfruttatore, dei suoi servi. Essa matura lentamente nelle strutture del movimento. Solo quando esce allo scoperto, il movimento passa dalla fase difensiva a quella dell&#8217;attacco. L&#8217;analisi e la giustificazione morale sono a monte del tutto, non si trovano a valle, davanti ai piedi di chi scende in piazza, pronte a farlo inciampare. Si trovano nella violenza sistematica che da secoli il capitale esercita sugli sfruttati. Ma non devono necessariamente venire alla luce in forma compiuta e pronta per l&#8217;uso. Questa pretesa \u00e8 un&#8217;ulteriore forma delle nostre intenzioni razionalizzanti, del nostro sogno di imporre alla realt\u00e0 un modello che non le si attaglia. Facciamoli discendere questi Cosacchi. Non sosteniamo il ruolo della reazione, un ruolo che non fa per noi. Non accettiamo l&#8217;equivoco invito del capitale. Invece di sparare sui nostri compagni e su noi stessi, \u00e8 sempre meglio sparare sui poliziotti. Ci sono momenti nella storia, in cui la scienza esiste nella coscienza di chi si batte. In questi momenti non occorrono interpreti della verit\u00e0. Questa emerge dalle cose. \u00c8 la realt\u00e0 delle lotte che produce la teoria del movimento. La nascita del mercato ha segnato la formazione del capitale, il passaggio dalla forma di produzione feudale a quella capitalista. L&#8217;entrata della produzione nella fase spettacolare ha reso necessaria l&#8217;estensione della forma mercantile a tutto ci\u00f2 che esiste: amore, scienza, sentimenti, coscienza ecc. Lo spettacolo si \u00e8 ingrandito enormemente. Questa seconda fase non costituisce come affermano i marxisti, una corruzione della prima fase. \u00c8 una fase diversa. Il capitale si mangia tutto, perfino la rivoluzione. Se questa non rompe con lo schema della produzione, se pretende d&#8217;imporre una produzione alternativa, il capitale l&#8217;inghiotte all&#8217;interno dello spettacolo mercantile. Solo la lotta nella realt\u00e0 dello scontro non pu\u00f2 essere inghiottita. Alcune sue forme, cristallizzandosi in forme organizzative precise, possono venire inserite nello spettacolo. Ma quando rompono con il significato fondamentale che il capitale assegna alla produzione, questo inserimento \u00e8 molto difficoltoso. Il discorso aritmetico e quello della vendetta non hanno senso all&#8217;interno della seconda fase. Se vengono ribaditi, si trasferiscono in un significato metaforico. Al gioco illusorio del capitale (spettacolo della merce) bisogna sostituire il gioco reale dell&#8217;attacco armato contro il capitale per la distruzione del fittizio e dello spettacolo.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\"><em>Fallo da te.<\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\"><em>&#8220;Manuale del bricoleur&#8221;<\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\"><strong>IX<\/strong><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\">\u00c8 facile, puoi farlo da te. Da solo o con pochi compagni fidati. Non occorrono grandi mezzi. Nemmeno una grande preparazione tecnica. Il capitale \u00e8 vulnerabile. Basta essere decisi a farlo. Un immensit\u00e0 di chiacchiere ci ha reso ottusi. Non \u00e8 questione di paura. Non abbiamo paura, siamo solo stupidamente pieni di idee prefabbricate. Non riusciamo a liberarcene. L&#8217;uomo che \u00e8 determinato al suo gesto non \u00e8 l&#8217;uomo coraggioso. \u00c8 l&#8217;uomo che ha chiarito le sue idee. Che si \u00e8 reso conto dell&#8217;inutilit\u00e0 di tanti sforzi per recitare bene la propria parte nella rappresentazione assegnatagli dal capitale. Cosciente, quest&#8217;uomo attacca con freddezza e determinazione. E nel far ci\u00f2 si realizza come uomo. Realizza se stesso nella gioia. Il regno della morte scompare davanti a lui. Anche se crea distruzione e terrore per i padroni, nel suo cuore, e nel cuore degli sfruttati, \u00e8 la gioia e la tranquillit\u00e0. Le organizzazioni rivoluzionarie stentano a comprendere tutto ci\u00f2. Impongono un modello che riproduce la simulazione della realt\u00e0 produttiva. Il destino quantitativo impedisce loro ogni spostamento qualitativo sul piano dell&#8217;estetica della gioia. Anche l&#8217;attacco militare \u00e8 vissuto, da queste organizzazioni in chiave quantitativa. Gli obiettivi sono fissati sulla base dello scontro frontale. Il capitale, in questo modo, controlla ogni emergenza. Pu\u00f2 permettersi il lusso di accettare la contraddizione, di indicarne forme spettacolari contrapposte, di sfruttare gli effetti negativi sui produttori per costruire un allargamento dello spettacolo. Sul terreno quantitativo il capitale accetta lo scontro perch\u00e8 conosce tutte le risposte. E&#8217; esso stesso a produrre le risposte, a disporre del monopolio del codice. Al contrario, la gioia dell&#8217;atto rivoluzionario \u00e8 contagiosa. Si estende a macchia d&#8217;odio. Il gioco produce il proprio significato sulla base dell&#8217;azione nella realt\u00e0. Ma questo senso non viene cristallizzato all&#8217;interno di un modello governato dall&#8217;alto. Si spezza in mille sensi, tutti produttivi e instabili. La connessione interna al gioco stesso si esaurisce nell&#8217;azione dell&#8217;attacco. Ma sopravvive il senso esterno, il significato che il gioco ha per coloro che ne restano tagliati fuori e che vogliono appropriarsene. Tra coloro che per primi accettano di giocare e quelli che &#8220;osservano&#8221; le conseguenze liberatorie del gioco sono essenziali al gioco stesso. Si struttura cos\u00ec<sup> <\/sup>la comunit\u00e0 della gioia. Una forma spontanea di entrare in contatto, fondamentale per la realizzazione del significato pi\u00f9 profondo del gioco. Giocare \u00e8 un fatto comunitario. Raramente si presenta come azione isolata. Spesso, quando cos\u00ec si struttura, si porta dietro gli elementi negativi della rimozione psicologica. Non \u00e8 un accettazione positiva del gioco in quanto momento creativo di una realt\u00e0 di lotta. \u00c8 il senso comunitario del gioco che impedisce l&#8217;arbitrariet\u00e0 nella scelta dei significati del gioco stesso. In assenza del rapporto comunitario, il singolo potrebbe imporre al gioco regole e significati suoi, incomprensibili per tutti gli altri, causando cos\u00ec la ritrasformazione del gioco in una sospensione temporanea delle conseguenze negative del suo problema individuale (problema del lavoro dell&#8217;alienazione, dello sfruttamento). Nell&#8217;accordo comunitario il significato del gioco si arricchisce attraverso il flusso delle azioni reciproche. La creativit\u00e0 riceve pi\u00f9 spazio dalla fantasia liberata e verificata reciprocamente. Ogni invenzione, ogni nuova possibilit\u00e0 pu\u00f2 essere vissuta collettivamente, senza modelli precostituiti, ed avere un&#8217; influenza vitale anche nel suo semplice porsi come momento creativo, anche se dovesse trovare mille difficolt\u00e0 per la propria realizzazione. Un&#8217;organizzazione rivoluzionaria tradizionale finisce per imporre i suoi tecnici. Non pu\u00f2 evitare il pericolo tecnocratico. La grande importanza assegnata al momento strumentale dell&#8217;azione la condanna su questa strada. Una struttura rivoluzionaria che ricerca il momento della gioia nell&#8217;azione rivoluzionaria diretta a distruggere il potere, considera gli strumenti con cui realizzare questa distruzione, come strumenti, cio\u00e8 come mezzi. Coloro che usano questi strumenti non devono diventarne schiavi. Come coloro che non sanno usarli non devono diventare gli schiavi di coloro che ne conoscono l&#8217;uso. La dittatura dello strumento \u00e8 la peggiore delle dittature. L&#8217;arma pi\u00f9 importante del rivoluzionario \u00e8 la propria determinazione, la propria coscienza, la propria decisione di agire, la propria individualit\u00e0. Le armi concrete sono strumenti e, in quanto tali vanno sottoposti continuamente ad una valutazione critica. Occorre sviluppare una critica delle armi. Abbiamo visto troppe sacralizzazioni del mitra, troppe sacralizzazioni dell&#8217;efficientisino militare. La lotta armata non \u00e8 una faccenda che riguarda soltanto le armi. Queste non possono rappresentare, da sole, la dimensione rivoluzionaria. Ridurre la complessa realt\u00e0 in una cosa singola \u00e8 pericoloso. In effetti, il gioco ripresenta questo rischio, cio\u00e8 quello di esaurire l&#8217;esperimento vitale nel giocattolo, rendendo quest&#8217;ultimo qualcosa di magico e assoluto. Non per nulla, nei simboli di molte organizzazioni rivoluzionarie combattenti compare il mitra. Occorre procedere oltre per meglio comprendere il senso profondo della lotta rivoluzionaria come gioia, per sfuggire alle illusioni e alle trappole di una ripresentazione dello spettacolo mercantile attraverso oggetti mitici o miticizzati. Nell&#8217;affrontare la lotta armata, il capitale compie l&#8217;ultimo sforzo. S&#8217;impegna sull&#8217;ultima frontiera. Per contrapporsi su di un terreno dove non si sente tanto sicuro, ha bisogno della collaborazione dell&#8217;opinione pubbica. Da qui lo scatenarsi di una guerra psicologica che impiega le armi pi\u00f9 raffinate della propaganda moderna. In sostanza, il capitale, nella sua estensione fisica attuale, \u00e8 vulnerabile da parte di una struttura rivoluzionaria che pu\u00f2 decidere i tempi e i modi dell&#8217;attacco. Il capitale sa perfettamente questa debolezza e corre ai ripari. La polizia non gli basta. Nemmeno l&#8217;esercito. Ha bisogno di una vigilanza continua da parte della gente. Anche della pi\u00f9 umile parte del proletariato. Per far ci\u00f2 deve dividere il fronte di classe. Deve diffondere tra la povera gente, il mito della pericolosit\u00e0 delle organizzazioni armate, il mito della santit\u00e0 dello Stato, il mito della moralit\u00e0, della legge e cos\u00ec via. Indirettamente, quindi, esso spinge l&#8217;organizzazione e i suoi militanti, ad assumere un ruolo. All&#8217;interno di un &#8220;ruolo&#8221; il giocare non ha pi\u00f9 senso. Tutto diventa &#8220;serio&#8221;, quindi illusorio, quindi spettacolare e mercantile. La gioia si trasforma in &#8220;maschera&#8221;. La persona si anonimizza, vive nel ruolo, non \u00e8 pi\u00f9 in grado di distinguere tra realt\u00e0 e apparenza. Per spezzare il cerchio magico della drammaturgia mercantile, bisogna rifiutare il ruolo, anche quello di &#8221; rivoluzionario professionista &#8220;. La lotta armata deve sfuggire alla &#8220;caratterizzazione&#8221; di professionalit\u00e0, alla divisione del lavoro che il modulo esterno della produzione capitalista intende imporle. &#8220;Fallo da te&#8221;. Non spezzare il contenuto globale del gioco con l&#8217;impoverimento che gli causa il ruolo. Difendi il tuo diritto di gioire della vita. Ostacola il progetto di morte del capitale. Questi pu\u00f2 penetrare nel mondo della creativit\u00e0 del gioco soltanto a condizione di trasformare il giocante in giocatore, il vivente creatore nel morto che si illude di vivere. Se il &#8220;mondo del gioco&#8221; viene organizzato in forma centralizzata, non ha pi\u00f9 senso parlare di gioco. proponendo il nostro discorso sulla &#8220;gioia armata&#8221;, dobbiamo anche prevedere la possibilit\u00e0 del capitale di riprendersi la proposta rivoluzionaria. E questo riprendersi pu\u00f2 essere attuato attraverso la gestione esterna del mondo del gioco. Fissando il ruolo del giocatore, i ruoli della reciprocit\u00e0 della comunit\u00e0 del gioco, la mitologia del giocattolo. Spezzando i vincoli della centralizzazione, del partito militare, si ottiene il risultato di confondere le idee del capitale, le quali sono sintonizzate sul codice della produttivit\u00e0 spettacolare del mercato quantitativo. In questo modo l&#8217;azione coordinata dalla gioia, diventa enigmatica per il capitale. E&#8217; un niente, un qualcosa privo di scopo, che non ha realt\u00e0. E ci\u00f2 perch\u00e8 l&#8217;essere, lo scopo e la realt\u00e0 del capitale sono illusori, mentre l&#8217;essere, lo scopo e la realt\u00e0 della rivoluzione sono concretamente fissati. Al codice del bisogno produttivo, si sostituisce il codice del bisogno di comunismo. Le decisioni del singolo all&#8217;interno della comunit\u00e0 di gioco, hanno significativit\u00e0 alla luce di questo nuovo bisogno. I modelli del passato, quelli della morte, vengono scoperti nella loro mancanza di realt\u00e0, nella loro sostanza illusoria. La distruzione dei padroni \u00e8 distruzione della merce, e la distruzione della merce \u00e8 distruzione dei padroni.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\"><em>Voli la civetta.<\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\"><em>Proverbio ateniese.<\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\"><strong>X<\/strong><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\">&#8220;Voli la civetta&#8221;. Che le azioni mal cominciate arrivino a buon fine. Che la rivoluzione, tanto allontanata dai rivoluzionari, si realizzi al di l\u00e0 dei loro residui desideri di pace sociale. Il capitale dar\u00e0 l&#8217;ultima parola ai camici bianchi. Le prigioni non potranno durare a lungo. Vecchie fortezze del passato, di un passato che sopravvive solo nella fantasia esaltata di qualche reazionario in pensione, cadranno col cadere dell&#8217;ideologia che si basa sull&#8217;ortopedia sociale. Non ci saranno pi\u00f9 condannati. La criminalizzazione, che il capitale attuer\u00e0 nelle sue forme pi\u00f9 razionali, passer\u00e0 attraverso i manicomi. Rifiutare lo spettacolo, significa essere fuori della realt\u00e0, quando tutta la realt\u00e0 \u00e8 spettacolare. Rifiutare le regole imposte dal codice mercantile, significa essere pazzi. Non inchinarsi davanti al dio della merce, coster\u00e0 l&#8217;entrata in manicomio. Qui la cura sar\u00e0 radicale. Non pi\u00f9 torture inquisitoriali e sangue sui muri: queste cose impressionano l&#8217;opinione pubblica, fanno intervenire i benpensanti borghesi, generano giustificazioni e riparazioni, causano perturbamenti nell&#8217;armonia spettacolare. L&#8217;annientamento totale della personalit\u00e0 considerato come unica cura radicale per le menti malate, non disturba nessuno. Finch\u00e9 l&#8217;uomo della strada si sentir\u00e0 circondato dall&#8217;imperturbabile atmosfera dello spettacolo capitalista, avr\u00e0 l&#8217;impressione che la porta del manicomio non si chiuder\u00e0 mai alle sue spalle. Il mondo della follia gli sar\u00e0 estraneo, anche se c&#8217;\u00e8 sempre un manicomio disponibile a fianco di ogni fabbrica, davanti ad ogni scuola, dietro ogni campagna, nel mezzo di ogni quartiere popolare. Facciamo attenzione a non spianare la strada, con le nostre ottusit\u00e0 critiche, ai funzionari statali in camice bianco. Il capitale sta programmando il codice interpretativo da mettere in circolazione a livello di massa. In base a questo codice, l&#8217;opinione pubblica verr\u00e0 adeguata a vedere negli attentatori all&#8217;ordine delle cose padronali, nei rivoluzionari, praticamente dei pazzi. Da qui la necessit\u00e0 di aprire loro le porte dei manicomi. Anche le carceri attuali, razionalizzandosi sul modello tedesco, si stanno trasformando, dapprima in carceri speciali per rivoluzionari, poi in carceri modello, poi in veri e propri lager per la manipolazione del cervello, poi in manicomi definitivi. Questo comportamento del capitale non \u00e8 solo dettato dalla necessit\u00e0 di difendersi di fronte alle lotte degli sfruttati. \u00c8 anche la sola risposta possibile sulla base della logica interna del codice della produzione mercantile. Il manicomio \u00e8 per il capitale un luogo fisico in cui si interrompe la globalit\u00e0 della funzione spettacolare. Il carcere cerca disperatamente di arrivare a questa interruzione globale, ma non pu\u00f2 riuscirci, perch\u00e8 bloccato dalle pretese di fondo della sua ideologia ortopedica. Il &#8220;luogo&#8221; del manicomio, invece, non ha inizio e non ha fine, non possiede storia, non ha la mutabilit\u00e0 dello spettacolo. Esso \u00e8 il luogo del silenzio. L&#8217;altro &#8220;luogo&#8221; del silenzio, il cimitero, ha, al contrario, la capacit\u00e0 di parlare, ad alta voce. I morti parlano. E i nostri morti parlano a voce altissima. I nostri morti possono essere pesanti, pesantissimi. Ecco perch\u00e9 il capitale cercher\u00e0 di farne sempre di meno. Mentre, in corrispettivo, crescer\u00e0 il numero degli &#8220;ospiti&#8221; nei manicomi. La &#8220;patria del socialismo&#8221;, in questo campo, ha molto da insegnare. Il manicomio \u00e8 la razionalizzazione terapeutica pi\u00f9 perfetta del tempo libero. La sospensione del lavoro senza traumi per la struttura mercantile. La mancata produttivit\u00e0 senza negazione della produttivit\u00e0. Il pazzo pu\u00f2 fare a meno di lavorare, e, nel suo non lavorare, riconferma la saggezza del lavoro, come contrario della pazzia. Quando diciamo: non \u00e8 il momento dell&#8217;attacco armato contro lo Stato, spalanchiamo le porte del manicomio per i compagni che realizzano questo attacco; quando diciamo: non \u00e8 il momento per la rivoluzione, stringiamo i legacci dei letti di contenzione; quando diciamo: queste azioni sono oggettivamente provocatorie indossiamo il camice bianco dei torturatori. Al tempo in cui era piccolo il numero degli oppositori la mitraglia funzionava bene. Dieci morti sono sopportabili. Trentamila, centomila, duecentomila, segnerebbero un punto fondamentale nella sloria, un riferimento rivoluzionario di tale abbagliante luminosit\u00e0 da perturbare a lungo la pacata armonicit\u00e0 dello spettacolo mercantile. Per altro, il capitale si \u00e8 fatto pi\u00f9 astuto. Il farmaco ha una neutralit\u00e0 che il proiettile non possiede. Ha l&#8217;alibi terapeutico. Che si getti in faccia al capitale il suo proprio statuto della pazzia. Che si capovolgano i termini della contrapposizione. La neutralizzazione dell&#8217;individuo \u00e8 pratica costante dell&#8217;insieme mercificato del capitale. La societ\u00e0 \u00e8 tutta un immenso manicomio. L&#8217;appiattimento delle opinioni \u00e8 processo terapeutico, \u00e8 macchina di morte. La produzione non pu\u00f2 verificarsi nella forma spettacolare del capitalismo, in assenza di questo appiattimento. E se il rifiuto di tutto ci\u00f2, l&#8217;accettazione della gioia di fronte alla scelta della morte, \u00e8 segno di pazzia, \u00e8 il caso che tutti comincino a comprendere la trappola che, al di sotto di tutto ci\u00f2, \u00e8 pronta a scattare. Tutta la macchina della tradizione culturale dell&#8217;Occidente \u00e8 una macchina di morte, una negazione della realt\u00e0, un regno del fittizio che ha accumulato ogni sorta di nefandezze e di soprusi, di sfruttamenti e di genocidi. Se il rifiuto di questa logica della produzione \u00e8 condannato come follia, occorre spiegare la differenza tra follia e follia. La gioia si arma. Il suo attacco \u00e8 il superamento dell&#8217;allucinazione mercantile, della macchina e della merce, della vendetta e della guida, del partito e della quantit\u00e0. La sua lotta rompe la linea della logica del profitto, l&#8217;architettura del mercato, il significato programmato della vita, il documento finale dell&#8217;archivio. La sua dirompente esplosione ribalta l&#8217;ordine delle dipendenze, la nomenclatura del positivo e del negativo, il codice dell&#8217;illusione mercantile. Ma tutto questo deve potersi comunicare. Dal mondo della gioia a quello della morte il passaggio dei significati non \u00e8 facile. I codici reciproci sono sfasati, finiscono per annullarsi a vicenda. Quello che nel mondo della gioia \u00e8 considerato illusione, nel mondo della morte \u00e8 la realt\u00e0, e viceversa. La stessa morte fisica, su cui tanto si piange nel mondo della morte, \u00e8 meno mortale della morte che viene spacciata come vita. Da qui la grande facilit\u00e0, per il capitale, di mistificare i messaggi della gioia. Anche i rivoluzionari, dall&#8217;interno della logica del quantitativo, non sono capaci di leggere fino in fondo, il senso delle esperienze della gioia. Qualche volta balbettano approcci insignificanti. Qualche altra volta si lasciano andare a condanne che non suonano poi molto diverse da quelle lanciate dal capitale. La nozione generale del significante, nello spettacolo mercantile, \u00e8 la merce. L&#8217;elemento attivo di questa massa accumulata, \u00e8 il lavoro. Al di l\u00e0 di questi elementi del quadro produttivo, non esistono segni che possano significare qualcosa di negativo e positivo nello stesso tempo. Esiste la possibilit\u00e0 di affermare il non-lavoro, ma non come negazione del lavoro, solo come sospensione per un certo periodo di tempo. Allo stesso modo esiste la possibilit\u00e0 di affermare la non-merce, cio\u00e8 l&#8217;oggetto personalizzato, ma solo come reificazione del tempo libero, cio\u00e8 di qualcosa che \u00e8 prodotta come hobby, nei ritagli di tempo concessi dal ciclo produttivo. \u00c8 chiaro che questi segni: non-lavoro e non-merce, sono funzionali, se intesi in questo modo, al modello generale della produzione. Solo chiarificando i significati della gioia e i corrispettivi significati della morte, come elementi di due mondi contrapposti che si lottano a vicenda, possiamo comunicare alcuni elementi delle azioni della gioia, senza, per altro, illuderci di poterli comunicare tutti. Chi comincia ad avere esperienza della gioia, anche in prospettive non direttamente inerenti all&#8217;attacco del capitale, \u00e8 pi\u00f9 disponibile a cogliere i significati dell&#8217;attacco, almeno pi\u00f9 di coloro che restano legati ad una visione arretrata dello scontro, una visione basata sull&#8217;illusione quantitativa. In questo modo, \u00e8 ancora possibile che si alzi in volo la civetta.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\"><em>Avanti tutti!<\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\"><em>E con le braccia e il cuore,<\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\"><em>la parola e la penna,<\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\"><em>il pugnale e il fucile,<\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\"><em>l&#8217;ironia e la bestemmia,<\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\"><em>il furto, l&#8217;avvelenamento e l&#8217;incendio,<\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\"><em>Facciamo&#8230;. la guerra alla societ\u00e0!.. (D\u00e9jacque)<\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\"><strong>XI<\/strong><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: x-small\">Mettiamo da parte le attese, le titubanze, i sogni di pace sociale, i piccoli compromessi, le ingenuit\u00e0. Tutto il ciarpame metaforico che ci viene fornito negli spacci del capitale. Mettiamo da parte le grandi analisi che tutto spiegano, fin nei minimi particolari. I libroni pieni di senno e di paura. Mettiamo da parte l&#8217;illusione democratica e borghese della discussione e del dialogo, del dibattito e dell&#8217;assemblea, delle capacit\u00e0 illuministiche dei capi mafia. Mettiamo da parte il senno e la saggezza che la morale borghese del lavoro ha scavato dentro i nostri cuori. Mettiamo da parte i secoli di cristianesimo che ci hanno educati al sacrificio e all&#8217;obbedienza. Mettiamo da parte i preti di ogni ordine e funzione, i padroni, le guide rivoluzionarie, quelle meno rivoluzionarie e quelle per niente rivoluzionarie. Mettiamo da parte il numero, le illusioni del quantitativo, le leggi del mercato, la domanda e l&#8217;offerta. Sediamoci un attimo sulle rovine della nostra storia di perseguitati e riflettiamo. Il mondo non ci appartiene, se ha un padrone e questo padrone \u00e8 tanto stupido da desiderarlo, cos\u00ec come si trova, che se lo prenda, che cominci a contare le rovine al posto dei palazzi, i cimiteri al posto delle citt\u00e0, il fango a posto dei fiumi, la melma infetta al posto dei mari. Il pi\u00f9 grande spettacolo illusionistico del mondo non ci incanta pi\u00f9. Siamo certi che dalla nostra lotta, qui e subito, usciranno le comunit\u00e0 della gioia. E per la prima volta, la vita trionfer\u00e0 sulla morte.<\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Finch\u00e8 prendi il lanciato da te, tutto \u00e8 destrezza e risibile vincita; solo se tu d&#8217;improvviso diventi chi prende la palla che un&#8217;eterna compagna di giochi lanci\u00f2 a te, al tuo centro, con lo slancio propriamente potuto, in uno di quegli archi di grande, divina costruzione di ponti: solo allora saper prendere \u00e8 forza &#8211; [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2168,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[143],"tags":[],"class_list":["post-205","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-italiano"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/yasamaevet.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/205","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/yasamaevet.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/yasamaevet.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/yasamaevet.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2168"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/yasamaevet.noblogs.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=205"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/yasamaevet.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/205\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":208,"href":"https:\/\/yasamaevet.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/205\/revisions\/208"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/yasamaevet.noblogs.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=205"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/yasamaevet.noblogs.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=205"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/yasamaevet.noblogs.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=205"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}